Counseling Scolastico

COUNSELING SCOLASTICO

 

 

Il Counseling Scolastico può essere definito come un metodo supportivo, di orientamento educativo e sociopsicopedagogico volto ad incentivare, attraverso le risorse del soggetto, il suo benessere psicofisico nel contesto scolastico o in ambiti ad esso affini.

Si fonda su una relazione d’aiuto strutturata sull’empatia, sulla neutralità e sull’accettazione incondizionata del soggetto e del suo problema. Questo approccio, portando l’individuo a comunicare i propri sentimenti inerenti la situazione vissuta, può essere considerato uno strumento per affrontare e superare momenti di crisi, di incomprensione, di insofferenza, di delusione che potrebbero sfociare in conflitti interindividuali e intraindividuali, spesso causa di insuccesso personale e scolastico.

Il fine del Counseling Scolastico è quello di agevolazione l’interazione educativa, la comunicazione efficace, promuovendo il problem solving individuale e relazionale.

 

La Dispersione Scolastica

La Dispersione Scolastica deve essere intesa come un fenomeno complesso, che non riguarda esclusivamente l’abbandono delle attività didattiche, ma soprattutto l’insuccesso scolastico che si verifica quando gli studenti non riescono a far emergere il loro potenziale espressivo e di acquisizione formativa. Questi disagi dipendono solitamente da difficoltà di apprendimento (per ciò che riguarda l’aspetto linguistico, mnemonico e logico-matematico dei programmi ministeriali), ma anche da metodi di studio carenti ed inefficaci. Ciò che rimane è una frequenza scolastica avvertita come obbligo istituzionale e non come condizione di affermazione di sé, crescita personale, soddisfazione individuale, possibilità culturale e sociale.

Quando un ragazzo si sente schiacciato da situazioni scolastiche che non riesce ad apprezzare, sfruttare, metabolizzare tenderà ad allontanarsi emotivamente da questo contesto. I maggiori sintomi di questo distacco sono rappresentati dal disinteresse, dalla demotivazione, dalla noia e da svariati disturbi comportamentali (tra i quali quelli inerenti il fenomeno del Bullismo).

 

 

Il Bullismo

Nella società odierna il fenomeno del Bullismo sembra essersi estremamente diffuso. Con la parola “Bullismo” si intende un insieme di comportamenti di prevaricazione (psicologica o fisica) con cui una persona opprime un altro individuo ritenuto fisicamente e/o caratterialmente più debole. Attualmente sono diverse le forme di Bullismo presenti nei contesti di vita dei ragazzi che, partendo da semplici attacchi verbali, possono trasformarsi in vere e proprie aggressioni fisiche e in forme di isolamento della vittima. Le caratteristiche principali del bullismo sono l’intenzionalità dei comportamenti aggressivi messi in atto volontariamente e consapevolmente, la sistematicità di questi atti di prevaricazione che persistono nel tempo, l’asimmetria di potere tra bullo e vittima.

Tale fenomeno sottolinea da un lato un forte senso di inadeguatezza relazionale e sociale dell’aggressore e dall’altro un contesto di forte malessere esistenziale presente nelle vittime, che inizialmente risentono di mancanza di concentrazione e di carenze nell’apprendimento scolastico, fino alla perdita di sicurezza ed autostima.

Queste condizioni mostrano come il Bullismo sia in grado non solo di umiliare la persona, ma anche di ledere la sua integrità personale ostacolando il diritto naturale alla salute psicofisica di qualsiasi individuo.

 

 

I problemi relazionali/sociali con il Gruppo dei Pari

La mancanza di dialogo e di equilibrio emotivo, le necessità relazionali spesso insoddisfatte delle nuove generazioni risultano costellate da migliaia di difficoltà. Del resto, la società continua a proporre modelli discontinui, tra i quali è difficile trovare una propria precisa collocazione. Questo avviene in maniera ancora più incisiva tra i giovani, i quali, immersi in diverse relazioni, bisogni ed esigenze legati alle condizioni economiche, culturali, tradizionali nonché ad una serie di valori e pregiudizi, si trovano spesso a non poter usufruire di radicate motivazioni su cui basare le proprie scelte.
Il confronto con l’altro viene così avvertito sempre più frequentemente come complicato, perché basato su modalità d’ascolto poco attente o perché orientato su canali comunicativi non sempre idonei: l’appartenenza al gruppo richiede spesso la rinuncia al proprio sé, i rapporti affettivi diventano deboli e altalenanti provocando confusione e sofferenza. Ciò che rimane è una profonda conflittualità emotiva, che spesso si intreccia con un forte sentimento di solitudine e di isolamento percepito come la principale causa del proprio malessere.

 

 

 

Se ci si trova in una delle situazioni sopra descritte è necessario intervenire subito rivolgendosi ad un esperto per una consulenza, in modo da individuare strategie e possibili rimedi da adottare nella propria condizione (in termini socioemotivi e gestionali).